Il benessere sessuale delle persone con disabilità. L’assistenza sessuale, l’assistente sessuale e suggerimenti per i genitori

il benessere sessuale delle persone con disabilità . Assistenza sessuale e consigli per i genitoriIl benessere sessuale è un diritto sessuale fondamentale, ma in molti casi può essere difficile perseguirlo. Un caso importante è quello di chi è affetto da una disabilità fisica o psicologica. Per aiutare le persone con difficoltà sono stati pensati i servizi di assistenza sessuale.

L’assistenza sessuale è un servizio per la promozione del benessere sessuale delle persone affette da disabilità. Nonostante si possa sperare che un giorno questi servizi diventino una realtà comune, ad oggi sono più unici che rari. Servizi di assistenza sessuale sono presenti in Germania, Svizzera, Danimarca e Olanda. Essendo poco conosciuti, su di essi esistono molti dubbi e incertezze. Per comprendere il servizio senza fraintendimenti è importante chiarire il concetto di disabilità.

Cosa si intende per disabilità?

Quando si parla di disabilità ci si riferisce al mancato possesso di una specifica abilità fisica o mentale. Diversamente da quanto si possa pensare, il concetto di disabilità riguarda tutti. Il ciclo della vita può essere letto come un percorso. Parte da una fase iniziale di disabilità, passa per una parziale abilità in certi ambiti e si evolve fino ad una disabilità della tarda età.

Le capacità personali sono frutto dell’interazione di fattori biologici, psicologici e ambientali. A seconda di come interagiscono è possibile raggiungere livelli di competenza diversi.

Nel caso in cui vi siano problemi in questa interazione, è possibile imbattersi nella disabilità. Quindi una persona incapace di affrontare determinate sfide o che non riesce a far valere i suoi diritti, soffre di una disabilità.

A seconda del punto di vista, tutti soffrono di una certa percentuale di disabilità. È impossibile considerare tutte le sfumature possibili. Si tende a scegliere a tavolino dei criteri per determinare quanto una disabilità sia invalidante secondo le difficoltà dell’epoca e, quindi, a considerare disabili le persone considerate invalide. Questi criteri cambiano di epoca in epoca e non sono universali.

I diritti sessuali e la disabilità

immagine sui diritti sessualiL’idea che il benessere sessuale sia un diritto è recente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto i diritti sessuali solo nel 1999. Questo, che per alcuni può sembrare un piccolo passo, è un passo enorme per chi, grazie a questo riconoscimento, può far sentire la propria voce.

Infatti i diritti sessuali sono di tutti, indipendentemente dal livello di disabilità. Ne deriva che se una persona è priva delle abilità necessarie per perseguire un proprio diritto, è ragionevole che venga assistita.

Per la disabilità fisica esiste l’assistenza medica, per la disabilità psicologica l’assistenza psicologica, per la disabilità sociale l’assistenza sociale. Quindi per aiutare le persone con disabilità a perseguire il proprio diritto al benessere sessuale esiste l’assistenza sessuale.

Servizi di assistenza sessuale

L’assistenza sessuale è un servizio rivolto a persone con disabilità fisica o mentale che risulti invalidante per la sessualità. Questo servizio serve a tutelare il diritto al benessere sessuale ed è svolto da personale volontario. L’assistente sessuale si relaziona socialmente e fisicamente con la persona con disabilità per migliorane il benessere sessuale.

L’assistenza offerta è una pratica interattiva, empatica e comunicativa svolta per mezzo della parola, del corpo e di esperienze sensoriali. In pratica, è un’assistenza che mira prima di tutto alla costruzione di un rapporto di fiducia e rispetto reciproco. Questo è necessario sia a tutela dell’assistito, sia a tutela dell’assistente sessuale.

Il servizio si fonda sul dialogo, sulla condivisione di tempo e sull’uso di tecniche di massaggio. L’aspetto corporeo è la parte più complessa del discorso. Infatti il contatto fisico finalizzato alla sessualità è un comportamento quasi sempre soggetto a restrizioni legali. In alcuni paesi è vietato, in altri è regolamentato, in altri ancora non esistono leggi precise. Su questo tema l’Italia rientra tra i paesi che hanno leggi confuse.

Le pratiche di massaggio dell’assistenza sessuale generalmente non sono finalizzate alla masturbazione dell’assistito. Obiettivo principale della stimolazione fisica è la produzione di sensazioni piacevoli e la costruzione di una migliore consapevolezza corporea. Nonostante questo, nel caso in cui la disabilità fisica impedisca l’apprendimento di strategie utili all’autonomia nel benessere sessuale, è possibile che il contatto fisico coinvolga anche i genitali.

L’assistente sessuale

L’assistente sessuale è un volontario che decide di dedicare tempo e impegno a questa attività. È importante che l’assistente sessuale eserciti il suo ruolo in modo volontario per diversi motivi:

  • In Italia organizzare servizi rivolti al benessere sessuale tramite operatori che lo favoriscano usando anche il contatto fisico è un comportamento illegale riconducibile al reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
  • Per la creazione di un rapporto paritario di reciproco rispetto è fondamentale che l’assistente sessuale sia pienamente libero di scegliere se fidarsi dell’assistito e come procedere nell’assistenza sessuale.

L'assistenza sessuale e l'assistente sessualeQuello dell’assistente sessuale è un ruolo complesso. Così complesso che, visto dall’esterno, potrebbe risultare difficile capire chi possa desiderare investire il proprio tempo libero in un’attività complessa che può dare adito ad ambiguità e giudizi sociali.

È esperienza comune a molti genitori di persone affette da disabilità il chiedersi “come faremo quando sarà più grande ed avrà desideri sessuali?”. Alcune persone, forse per evitare il problema, hanno teorizzato che le persone disabili non abbiano desiderio sessuale. Che siano degli angeli privi di sessualità. Però queste teorie vanno contro la realtà che vede, invece, il desiderio sessuale come una caratteristica innata.

Le uniche persone prive di desiderio sessuale sono le persone di orientamento asessuale, ma il gusto nella sessualità non ha nulla a che fare con il tema della disabilità.

L’assistente sessuale è spesso una persona che ha avuto direttamente o indirettamente un contatto con la disabilità e, anche per questo, ha scelto di diventare un assistente sessuale.

La teoria del sesso degli angeli e i rischi del non considerare il sesso nella disabilità

La teoria del sesso degli angeli e i rischi del non considerare il sesso nella disabilitàLa teoria del sesso degli angeli ipotizza che le persone con disabilità siano come gli angeli, senza sesso. Questo punto di vista considera la disabilità come un’eterna infanzia che non arriva mai a maturazione. Effettivamente alcune persone con disabilità non raggiungono mai l’autosufficienza. Ma non essere autosufficienti non implica l’assenza di desiderio sessuale. Sono due argomenti completamente indipendenti.

Infatti le persone di orientamento asessuale non hanno desiderio sessuale e questo non ha collegamenti con la loro autosufficienza.

Le teorie sul sesso degli angeli che cercano di nascondere la sessualità delle persone con disabilità rischiano di renderle ancora più vulnerabili. Infatti, se si considera una persona priva di una caratteristica, è possibile porre poca attenzione ai rischi che potrebbe correre trascorrendo del tempo con persone potenzialmente malintenzionate. Le persone con disabilità possono avere serie difficoltà ad essere autonome e, contemporaneamente, posseggono un corpo che può vivere esperienze sessuali. Queste due caratteristiche le espongono al rischio di molestie sessuali.

Generalmente la metà delle persone affette da disabilità subisce una molestia sessuale nel corso della vita.

Essere genitori di persone con disabilità

Essere genitoreIn assenza di servizi di assistenza sessuale, come accade per tutte le esigenze di chi non è autonomo, il sesso nella disabilità è a carico dei parenti.

Nel caso di disabilità psichica congenita, capita spesso che la persona abbia bisogno di spiegazioni chiare su come funziona la sessualità. In alcuni casi sono necessarie dimostrazioni pratiche per riuscire a capire come masturbarsi.

In generale, per i genitori può essere difficile parlare di sessualità con i propri figli. Nella disabilità il discorso sulla sessualità diventa ancora più complicato. Se a volte i giovani possono avere già capito a grandi linee cosa sia il sesso dai coetanei, dalla tv o da internet, nella disabilità spesso la persona ha sentito qualcosa ma non ha capito bene l’argomento. L’omertà che circonda questo argomento complica la situazione sia per la persona che per i suoi genitori.

Solitamente nessuno prepara un genitore alla vita sessuale del figlio/a affetto/a da disabilità.

L’assistenza sessuale diventa così un servizio utile sia per la persona disabile, sia per aiutare i parenti a comprendere e gestire la sessualità nella disabilità.

Suggerimenti per l’educazione sessuale a genitori di persone con disabilità

I genitori di persone affette da disabilità potrebbero trovare utile tenere a mente alcuni concetti che potrebbero aiutarli nel loro compito educativo.

Informazioni generali

  • La sessualità è un diritto ed una delle più semplici fonti di piacere alla base delle relazioni umane. Non si riduce esclusivamente all’atto sessuale, ma comprende numerosi aspetti biologici, psicologici e sociali. Aiutare un figlio a coltivare il contatto con il proprio corpo può essere importante. Allo stesso tempo aiutarlo a conoscere la sessualità lo aiuterà a dare un senso più chiaro al rapporto con gli altri.
  • Quando si vuole fornire una informazione sulla sessualità è utile esprimersi in modo concreto e chiaro. Ripetere gli stessi concetti più volte ne facilita la comprensione. È quindi utile offrire sia regole descrittive di scenari generali, sia ripetere le regole di comportamento ogni volta che si è coinvolti in quella situazione. Quando si parla del corpo, può essere importante provare a ripetere quello che si è già spiegato cercando di cogliere il momento in cui sta accadendo.
  • Bisognerebbe cercare di insegnare come esprimere gli affetti a livello fisico basandosi sull’età apparente della persona, piuttosto che sull’età cronologica o sulla sua fase di sviluppo. Fuori dal contesto familiare le persone si baseranno sull’età apparente. Quindi, nonostante una persona con disabilità psichica possa sembrarvi troppo piccola rispetto a un concetto, se non sdoganerete voi il discorso c’è la possibilità che altri lo facciano al posto vostro.

Distinguere tra pubblico e privato

  • E’ utile insegnare alla persona con disabilità quali sono i comportamenti accettabili in privato e quali in pubblico. È importante scoraggiare le manifestazioni socialmente inadeguate dell’affettività, come, per esempio, abbracciare o baciare gli estranei. Contestualizzare un comportamento è una competenza alla portata di tutti. Tanto più risulta difficile eseguire delle distinzioni efficaci, tanto più è utile proporre criteri definiti. Se non riesce a distinguere tra amici ed estranei, è possibile distinguere tra familiari e non familiari.
  • Questi insegnamenti non sono utili solo ad evitare un giudizio sociale. Capire le distinzioni tra privato e pubblico serve per comprendere il diritto a non essere toccato in maniera socialmente inadeguata dagli altri e, nel caso accada, a saper riconoscere e raccontare cosa sia accaduto. Educare e fornire informazioni non è quindi solo questione di cosa penseranno gli altri, ma soprattutto di sicurezza personale.

Ricordate che dietro a un comportamento c’è sempre un pensiero

  • In alcuni casi può essere difficile comprendere a pieno il punto di vista di una persona con disabilità. Alcuni comportamenti potrebbero sembrare casuali o privi di senso. Discutere con loro di piacere e affettività aiuta a esprimersi più chiaramente. Il parlarne con naturalezza riduce la vergogna che può essere di ostacolo allo scambio di informazioni necessarie per capire meglio la situazione. A volte può essere utile riparlare di argomenti già discussi per assicurarsi che il pensiero sia chiaro. È importante ricordarsi che il punto di vista evolve continuamente e potrebbe cambiare tra una conversazione e la successiva.
  • Viste le possibili difficoltà di comunicazione, è utile monitorare i comportamenti della persona con disabilità. Alcuni comportamenti potrebbero essere indicativi di un possibile abuso. La perdita di appetito, le alterazioni del sonno, i pianti immotivati, l’enuresi notturna, il rifiuto di andare a scuola, la paura degli estranei e delle situazioni nuove, il rimanere sempre attaccati ad una figura di riferimento, il lavarsi in modo eccessivo, l’avere fantasie di vittimizzazione o violenza sono comportamenti che possono innescare un campanello d’allarme. Questi atteggiamenti possono essere un indizio da approfondire, ma non costituiscono la prova che si sia verificato un abuso. Si tratta di sintomi che potrebbero essere dovuti a innumerevoli altri motivi e, in ogni caso, è buona norma cercare di capire cosa possa essere accaduto.

Scrivi al sessuologo

In Italia i servizi di assistenza sessuale sono rari e poco strutturati. Se sei una persona con disabilità o il parente di una persona con disabilità, prova a informarti sui servizi disponibili nella tua zona. Medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali e internet possono aiutarti a recuperare informazioni.

il sessuologo rispondeSe hai qualche dubbio su un argomento specifico, prova a scrivere al sessuologo per avere un suggerimento.

Dr. Valerio Celletti

studio di psicoterapia e sessuologia

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