Normalità e anormalità nella sessualità

normalità e anormalità nella sessualità, idee che creano vergognaNel parlare di sessualità si sente usare spesso il termine “normalità”. Quando le persone parlano di normalità, non si riferiscono tutte allo stesso concetto. C’è chi ne fa un ragionamento statistico, chi si riferisce a un significato morale e chi si basa su un’osservazione di regolarità.

In tutti i casi, parlare di normalità sottende una riflessione su cosa sia anormale. Infatti seppure la normalità può essere citata senza voler intendere altro, definire qualcosa come normale implica considerare anormale tutto il resto. Quindi ogni uso del termine normale finisce per etichettare come anormale il resto. Descrivere qualcosa come anormale, viene generalmente usato per intendere che sia negativo, sbagliato o complicato da gestire.

Non è detto che l’anormalità debba necessariamente avere questo significato, anzi. Esistono molte situazioni in cui qualcosa generalmente considerato anormale può essere positivo. Nella vita, come nella sessualità, a volte è utile essere a favore di una certa anormalità.

Vediamo insieme i tre significati del termine normalità.

Il significato statistico della normalità

In senso statistico, la normalità si riferisce al concetto di “moda”. Dato un gruppo di persone, la moda è il valore più frequente. Se su 100 persone 40 indossano scarpe da ginnastica, 35 indossano scarpe classiche e 25 indossano delle ciabatte, le scarpe da ginnastica rappresentano la moda. Tradotto in termini di normalità, le 40 persone con scarpe da ginnastica verrebbero considerate normali e le restanti 60 verrebbero considerate anormali.

Nella sessualità riferirsi a un comportamento considerandolo statisticamente normale significa affermare che quello è il comportamento più praticato. Di conseguenza, alcuni potrebbero correre il rischio di considerare tutte le alternative meno frequenti come anormali. Questa prospettiva mette a grave rischio il benessere sessuale. Infatti questa prospettiva finisce per affermare indirettamente che esiste un’unica cosa che deve essere fatta. Il benessere sessuale è favorito dalla variabilità del comportamento sessuale, risulta quindi semplice immaginare cosa succederebbe se si smettesse di praticare una qualunque forma di variazione nella sessualità. Si farebbe sesso sempre alla stessa ora, nello stesso luogo, nello stesso modo, pensando le stesse cose per la stessa quantità di tempo.

La normalità statistica non favorisce il benessere sessuale.

Il significato morale della normalità

Quando è usata riferendosi a un significato morale, la normalità diventa indice di ciò che è considerato giusto, in contrapposizione a quello che è sbagliato. Chi decide cosa è o non è moralmente normale, lo fa basandosi su stereotipi. Uno stereotipo è un’opinione rigida e generalizzata che non si adatta alla complessità della realtà, ma cerca, invece, di adattare la realtà alla propria idea.

Approcciarsi alla sessualità basandosi su stereotipi senza farne un’esperienza reale (o realistica) può mettere a rischio il benessere sessuale. Avvicinarsi alla sessualità con l’idea che ci siano dei comportamenti moralmente normali tende a innescare un forte giudizio negativo verso tutto quello che non è stato previsto. Questo spesso porta a precludersi molte possibilità.

In passato è capitato che alcune persone considerassero anormale avere rapporti sessuali in posizioni alternative alla posizione “missionaria”. Per non compiere atti immorali, alcune persone non sperimentavano mai posizioni alternative, anche se ragionevolmente innocue. Altri capitava che le sperimentassero e non ne traessero piacere perché impegnati a giudicarsi negativamente per la posizione. Tra tutti quelli che condividevano tale morale, alcuni traevano attivamente piacere dalle posizioni alternative alla missionaria perché eccitati dall’idea di trasgredire alle imposizioni morali. Quindi in alcuni casi una restrizione morale ottiene l’effetto desiderato (da chi la impone), in altri casi ottiene l’effetto opposto.

Questo non significa che per il benessere sessuale sia necessario provare di persona tutto quello che riguarda la sessualità, ma è importante averne un’idea realistica. Uno dei pericoli maggiori del giudizio morale nella sessualità è capire chi decide cosa venga considerato moralmente accettabile. È conveniente fidarsi senza spirito critico?

Il significato regolare della normalità

Infine, nel quotidiano si usa spesso il termine normalità per descrivere ciò che viene considerato abituale. Un evento viene definito “normale” se tendenzialmente accade in un certo modo, mentre tutti gli imprevisti vengono considerati anormali. In questa accezione, la normalità è ciò che accade regolarmente, mentre è anormale ciò che generalmente non succede.

È frequente che le persone provino paura quando si confrontano con un imprevisto. In questo caso, quello che è considerato anormale può essere visto con attenzione e sospetto. Ogni imprevisto potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Questo fenomeno nella sessualità da spesso adito a fraintendimenti quando qualcuno fa outing sul proprio orientamento sessuale. Ad oggi, nel 2018, la maggior parte delle persone non ha pregiudizi nei confronti degli orientamenti sessuali. Nonostante questo, questi argomenti spesso innescano reazioni di preoccupazione nei genitori poco informati sul tema. Ricevono un’informazione inaspettata e si preoccupano delle possibili conseguenze, anche se non ne sanno immaginare nessuna. È un imprevisto, una cosa che non si aspettavano e a cui reagiscono come riescono. Per chi si trova a farsi coraggio per parlare di sé, vedere una reazione preoccupata può essere fraintendibile e dare adito a molti dubbi.

Tra le varie definizioni di normalità, quella basata sulla regolarità tende ad avere meno conseguenze delle altre. Considerare un evento anormale solo perché raro o imprevisto può avere implicazioni negative, ma chi è consapevole di basarsi solo sulla propria esperienza generalmente tende ad essere più propenso verso la possibilità che gli imprevisti possano essere aggiunti alle proprie esperienze perché rientrino anch’esse nella “futura normalità”. Le reazioni di preoccupazione iniziale, se coltivate correttamente, possono essere l’occasione per ampliare la propria idea di normalità.

A favore di una certa anormalità

Questi tre approcci alla normalità, se applicati alla sessualità, non aiutano a perseguire il benessere sessuale.

A favore di una certa anormalitàConsiderare “normali” i comportamenti ed i pensieri più utilizzati e scegliere di mettere in pratica solo quelli, può condannare a un futuro di noia ed impersonalità. Si finisce per fare e pensare poche cose generiche, senza riuscire a rendere personale la sessualità e a creare una reale intimità di coppia.

Rifarsi ad un canone morale per giudicare cosa è normale può impedire di ragionare attivamente e concretamente sulle reali conseguenze degli eventi ritenuti anormali. La moralità porta a considerare catastrofici eventi che, nella realtà, comportano poche conseguenze.

Infine utilizzare il criterio della regolarità può rendere ripetitivi e disattenti, diventando poco sensibili al cambiamento ed alle novità. Accorgersi dei limiti della propria esperienza può essere occasione di nuovi pensieri e prospettive. Questo permette di comprendere meglio se stessi ed il mondo circostante.

Le esperienze fuori dalla moda, apparentemente sbagliate o poco frequenti, possono essere più salutari della normalità. Per questo, a volte è utile essere a favore di una certa anormalità.

La normalità e la vergogna

Parlando di normalità e anormalità, è importante ritagliarsi un breve spazio per scrivere dell’emozione principale di questo tema, la vergogna.

I pensieri sottesi alle varie idee di normalità, spesso tendono a causare vergogna. Fare o pensare qualcosa considerato anormale può contribuire al timore di poter essere giudicati, portando a chiudersi e rifiutare di parlarne. Isolarsi e vergognarsi eccessivamente, soprattutto nella relazione di coppia, contribuisce alla costruzione di un’intimità impersonale e poco soddisfacente.

La vergogna è un’emozione originata dalla nostra preoccupazione di allontanarci da un ideale di come si vorrebbe essere. L’ideale di sé è un’idea astratta che deriva dalle proprie esperienze. Invece quello che siamo realmente è un incontro tra i propri scopi, le proprie competenze e la realtà.

Nessuno corrisponde completamente al proprio ideale di sé.

Accettare i pensieri che creano la vergogna è il primo passo per creare più intimità con le persone importanti della propria vita e per aspirare ad un maggior benessere, sia sessuale, sia di vita.

Dr. Valerio Celletti

studio di psicoterapia e sessuologia

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