La storia (recente) degli orientamenti sessuali

Guardando gli ultimi secoli possiamo osservare il susseguirsi di almeno quattro periodi storici riguardo l’orientamento sessuale.

Partiamo dal 1800: inizialmente si parlava di comportamenti più che di orientamenti, argomento iniziato agli inizi del 1900 con il dilagare della cultura eterosessista, da cui poi è conseguito un periodo di dualismo tra eterosessualità e omosessualità che ha portato all’attuale post-eterosessismo e alla confusione che lo accompagna.

Gli orientamenti sessuali nel 1800

Nel 1800 non si poteva parlare del gusto degli orientamenti sessuali Brevemente, nell’800 non si parlava ancora apertamente di orientamento sessuale. All’epoca il sesso era considerato principalmente un comportamento naturale finalizzato alla procreazione. Ogni desiderio alternativo, la masturbazione, il sesso fuori dal matrimonio, il sesso tra persone dello stesso sesso, era considerato immorale. Non esisteva spazio per parlare pubblicamente di orientamento, perché, almeno nel pensiero più diffuso, non c’era spazio per il gusto.

Questa attenzione per il comportamento più che per l’introspezione era dovuta, in parte, al fatto che nessuno avesse ancora teorizzato l’introspezione. Artisti, letterati, poeti e scienziati nei secoli vi hanno dedicato spazio finendo per scivolare nella spiritualità. Per un’indagine moderna del mondo interiore dobbiamo aspettare il lavoro pionieristico di Sigmund Freud con lo sviluppo degli studi sulla psicoanalisi.

Le prime teorie psicoanalitiche ruotavano intorno al tema della sessualità. Il peso di queste teorie portò a un cambio di prospettiva che, nel 1900, ha modificato il pensiero dominante.

L’eterosessismo

Il ruolo involontario della psicoanalisi nell'eterosessismoCon gli inizi del 1900 nasce la cultura eterosessista. L’eterosessismo ritiene che l’eterosessualità sia l’orientamento giusto, naturale e normale. Le prime teorie psicoanalitiche contribuirono involontariamente alla diffusione di questo pensiero considerando l’eterosessualità il risultato sano dello sviluppo sessuale. L’omosessualità, il desiderio sessuale eccessivo o l’anorgasmia erano tutti considerati sviluppi patologici. In politica, la visione dogmatica dell’eterosessismo finì per avere dei tratti di continuità con l’ideologia fascista.

L’eterosessismo rimane tutt’oggi un pensiero molto diffuso nella popolazione. La sua diffusione è verificabile sia esplicitamente, sia implicitamente. Chiedendo apertamente un’opinione, nel 2017 troveremo ancora molte persone che promuovono tale mentalità. Allo stesso tempo, indagando l’orientamento sessuale notiamo come le statistiche varino da ricerca a ricerca. Il fatto che il 90% della popolazione risponda di essere eterosessuale è un dato poco realistico. È probabile che le persone confondano l’orientamento con il loro comportamento. È questo un pensiero che ha piena continuità con l’ideologia ottocentesca. Così facendo si risponde involontariamente a una domanda diversa, non “qual è il tuo orientamento?” ma piuttosto “qual è il genere del partner con cui hai una relazione?”.

La fine dell’eterosessismo

L’eterosessismo ha perso di credibilità per numerosi fattori. Le più acerrime nemiche di tale filosofia sono state le associazioni per i diritti delle persone omosessuali. Queste associazioni hanno svolto un ruolo importante nel mantenere l’attenzione sul tema, evitando che finisse in secondo piano. Nonostante ciò, il risultato più determinante non deriva dalla mobilitazione popolare, ma dall’azione politica. L’eterosessismo è una filosofia di stampo fascista e, dopo la seconda guerra mondiale, la politica ha puntato il dito contro ogni estremismo, creando un’ottima occasione per la costruzione di una filosofia più moderata.

La fine dell'eterosessismo arriva con la fine della seconda guerra mondialeA dimostrazione di questo effetto politico, possiamo notare come tale filosofia sia stata combattuta soprattutto nei paesi toccati dalla guerra mondiale. I paesi in cui gli estremisti non hanno perso alcuna guerra hanno attraversato meno cambiamenti culturali.

Contemporaneamente, dopo la fine della seconda guerra mondiale, Kinsey ha iniziato i suoi studi sull’argomento. Le prime ricerche anonime sui comportamenti sessuali negli Stati Uniti furono rivoluzionarie. Si scoprì come molte persone dichiaratamente eterosessuali avessero avuto delle esperienze omosessuali. Ci si chiedeva come fosse possibile che persone sposate, padri e madri di famiglia, avessero esperienze diverse da quanto proponeva l’eterosessismo. Nel tempo, l’idea che ci fosse un unico orientamento sessuale corretto apparve sempre meno esplicativa della realtà.

Il periodo del dualismo: “sei eterosessuale o omosessuale?”

Un anno fondamentale per la normalizzazione degli orientamenti “non eterosessuali” è il 1973. È l’anno della pubblicazione della terza versione del manuale sui disturbi mentali (DSM). In quella versione l’omosessualità venne finalmente eliminata dall’elenco dei disturbi sessuali. Le giustificazioni furono molteplici, ma quella ufficiale fu l’assenza di una motivazione scientificamente valida per continuare a considerarla una patologia.

Emerse così che parte delle teorie che continuavano a considerare patologica l’omosessualità erano di stampo politico o religioso. Considerando criteri più scientifici e eliminando le teorie non scientifiche, vennero a mancare argomenti.

Il dualismo tra eterosessualità e omosessualità negli orientamenti sessualiDal 1973 iniziò un periodo di forte dualismo, in cui era diventato di uso comune chiedersi se qualcuno fosse eterosessuale o omosessuale. Spesso, in continuità con il pensiero eterosessista, questo confronto veniva usato come insulto. Ma, anche lontano da prospettive offensive, a partire dagli anni ‘60-‘70 molte persone hanno iniziato a chiedersi più esplicitamente se il proprio gusto fosse eterosessuale o omosessuale. Questo non vuol dire che prima non ce lo si chiedesse, solo che era meno frequente. Questa fase è considerabile per diversi motivi di dualismo.

Per spiegarlo con un esempio, è come se dal gelataio ci chiedessimo “preferisco la vaniglia o il cioccolato?” ignorando tutti gli altri gusti disponibili. La rivalutazione dell’omosessualità innescò un periodo di confusione in cui le persone credevano che le alternative fossero solo due.

La confusione del post-dualismo e la crisi delle etichette

È difficile stabilire se e quando sia crollato il mito dualista. Nella comunità scientifica in pochi ragionano ancora secondo quel modello, ma nel parlare quotidiano molti vi fanno tutt’ora riferimento. È come se, ad ogni cambiamento, vi sia una parte della popolazione che rimane ancorata al passato e solo le nuove generazioni abbraccino una filosofia più complessa e sfumata. Il fatto che la comunità scientifica abbia cambiato idea così spesso in pochi decenni rende difficile stare al passo.

La confusione conseguente la crisi del dualismo, quante alternative esistono negli orientamenti sessuali?Chi si interessa maggiormente di questi argomenti non facilita il lavoro. Le associazioni per i diritti omosessuali hanno contribuito ad aumentare la confusione occupandosi di due questioni diverse. Infatti, nonostante siano associazioni che vorrebbero occuparsi di orientamento sessuale, fanno riferimento anche alle tematiche di identità di genere che, invece, non hanno nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Questa confusione nasce per ragioni storiche. I primi movimenti per i diritti nella sessualità hanno coinvolto tutti coloro che venivano discriminati. Le persone venivano giudicate principalmente per l’orientamento sessuale, per l’identità di genere transessuale e per il gusto per le parafilie.

Oggi che i diritti di alcuni stanno iniziando ad essere tutelati sarebbe di cattivo gusto dividersi in più associazioni. Un tale comportamento sarebbe egoistico e correrebbe il rischio di suggerire che alcuni diritti siano più importanti di altri. I diritti di tutti sono invece ugualmente fondamentali. Però va riconosciuto che questo approccio crea confusione a chi non ha voglia di interessarsi direttamente della questione.

La (finta) teoria del gender

l'invenzione della teoria del genderCome conseguenza di questa confusione, nel 1995 le frange più estremiste della comunità cattolica inventarono un nuovo nemico da combattere. I teorici cattolici fondarono il termine “teoria del gender” per racchiudere in un’unica etichetta l’idea che qualcuno volesse ridefinire la mascolinità e la femminilità insieme agli orientamenti sessuali e iniziare a sostenere che in realtà esistono innumerevoli generi, innumerevoli orientamenti e che sia possibile variare genere e orientamento liberamente e senza complicazioni.

Tralasciamo il fatto che anche se qualcuno avesse teorizzato una “teoria del gender” non ci sarebbe stato nessun problema. Il difficile non è teorizzare qualcosa, ma dimostrarlo. La teoria del gender, in quanto invenzione strumentale, non è accompagnata da nessun tentativo di dimostrazione. Ma l’alternarsi di teorie diverse ha innescato paura nella religione cattolica perché, diversamente da altre, è una religione con la pretesa di essere in competizione con il pensiero scientifico.

Non a caso, la teoria del gender dovrebbe riguardare sia orientamento sessuale che identità di genere, quei due argomenti totalmente distinti che sono entrambi rappresentati dalle stesse organizzazioni per i diritti. Come detto, una comunicazione confusa può avere effetti collaterali.

Parlare chiaramente di questi argomenti è importante ed è negli scopi di BenessereSessuale.com. La chiarezza aiuta a ragionare e a dialogare in modo più pacifico sia con se stessi che con gli altri.

Linee guida per il futuro degli orientamenti sessuali

Per questo, BenessereSessuale.com offre una breve guida per la comprensione degli orientamenti sessuali.

La guida agli orientamenti sessuali verrà pubblicata sul sito nelle prossime settimane.

Dr. Valerio Celletti

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Valerio Celletti

Psicologo clinico, Psicoterapeuta cognitivo comportamentale e Sessuologo clinico iscritto a OPL, SITCC e FISS.
Lavora a Milano, Casalpusterlengo, Lodi e Piacenza.
Per informazioni, scrivere a valerio.celletti@gmail.com

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